Terapia Occupazionale: Una Cura Efficace per Disturbi Mentali

Effetti della terapia occupazionale sulla soddisfazione di vita e lavoro di persone con disturbo mentale

La CIE-10(2) e DSM-V(3), attualmente due sistemi largamente stabiliti che classificano i disturbi mentali, lo definiscono:

Un disturbo mentale o disturbo psichiatrico è un modello psicologico e una anomalia, potenzialmente riflesso nel comportamento, che è generalmente associato con disagio o disabilità, e non è considerato parte del normale sviluppo nella cultura di una persona.

La valutazione della disabilità che causa la malattia mentale si basa sulla riduzione della capacità dell’individuo di svolgere una vita indipendente. Quando si parla di realizzare una vita indipendente, si includono diversi ambiti di attività: la partecipazione attiva alla vita quotidiana, la capacità di apprendere e crescere, di lavorare, di giocare, lo svago e la partecipazione sociale.

Le malattie psichiche colpiscono più di una di queste zone, contrastando la capacità di essere in grado di avere una vita normale. Per vita normale si intende la capacità di essere felici, essere produttivi al lavoro e di essere in grado di connettersi con le persone e costruire relazioni.

Il 9% della popolazione spagnola, attualmente è affetta da disturbo mentale.

La prevalenza nell’arco della vita dei disturbi mentali sono più del 19%, il significa che il diciannove per cento della popolazione si troverà ad affrontare almeno un episodio di disturbo mentale nel corso della vita.

Obiettivi dei trattamenti psichiatrici

I principali obiettivi per il trattamento di tutti i pazienti psichiatrici consistono nel migliorare la loro qualità di vita, aiutare a raggiungere una situazione normale nella vita quotidiana e riducendo così il trattamento, la gravità dei sintomi e la prevenzione degli effetti della malattia, il che sarebbe possibile solo con un programma di trattamento standard e completo per assistere in modo esaustivo questi pazienti.

La terapia occupazionale si presenta come uno dei trattamenti socio-mentali che porta i pazienti ad una vita il più normale possibile.

Attività come la cucina, la gestione del denaro, lo shopping e il trasporto vengono utilizzati per migliorare l’autostima e promuovere un livello realistico di indipendenza, e l’attività può essere utile per trovare una relazione tra il paziente e la vita sociale e la società.

Lo scopo principale della terapia occupazionale è quello di consentire alle persone di partecipare alle attività della vita quotidiana: le professioni che svolgono come individui, nelle famiglie e nelle comunità, per occupare il tempo e dare senso e uno scopo alla propria vita.

Lo studio sulla Terapia Occupazionale

Il focus di questo studio è il Centro Speciale del Lavoro “Fundació Humanitaria pel Tercer i Quart Món Dr. Trueta” (d’ora in poi Fondazione Trueta), diretto da Carles Furriols, fondato il 23 ottobre 1993.

Lo scopo principale della Fondazione Trueta è una nuova dimensione del concetto di integrazione sociale attraverso la terapia occupazionale.

La fondazione ha un ruolo pionieristico nel fornire nuove opportunità per le persone con malattie mentali e apre una nuova prospettiva per chi si occupa di questo problema, compresi pazienti, terapisti e familiari.

Le principali attività sono:

  • Riciclaggio di farmaci;
  • distruzione di documenti confidenziali;
  • gestione di toner di stampanti;
  • attività stagionali.

Questo ambiente, in cui le persone con malattie mentali possono lavorare senza la pressione e l’ansia di rendimento insoddisfacente, rende la gente più felice e più produttiva. Le attività lavorative sono ripetitive, ma diversificate e la gente ha la possibilità di cambiare mansioni.

Tuttavia, la maggior parte preferisce stare in una delle attività, in quanto dà loro più fiducia e sicurezza (alcuni di loro sono molto sensibili ai cambiamenti).

Queste attività sono considerate terapeutiche, supervisionate da un terapista occupazionale. Nella Fondazione Trueta, quando giunge un nuovo cliente/paziente, viene svolta una intervista strutturata, valutando le capacità e gli interessi, in risposta agli obiettivi a lungo e breve termine di ogni persona. La complessità e l’intensità di una attività sono adattate alla capacità di un paziente, e lo svolgere un compito assegnatogli significa anche sfida.

L’obiettivo di questo studio è stato quello di definire la soddisfazione delle persone con malattie mentali che lavorano nella “Fondazione Trueta”. L’ipotesi principale di questa ricerca è che i lavoratori della fondazione non differiscono sostanzialmente dal gruppo di controllo sano in relazione alla soddisfazione di vita e lavoro.

Metodi

In questo studio, abbiamo esaminato un gruppo di pazienti con problemi psichici – la maggior parte con schizofrenia. I criteri di selezione del gruppo esaminato sono stati la presenza di un disturbo mentale e di essere occupati nella Fondazione, almeno negli ultimi due anni.

I criteri per il gruppo di controllo sono stati l’assenza di malattia mentale e lo stato di occupazione negli ultimi due anni.

Un totale di 36 partecipanti, su entrambi i gruppi. I 18 pazienti di “Fondazione Trueta” che hanno scelto di partecipare al sondaggio per la maggior parte hanno un disturbo dello spettro schizofrenico, alcuni diagnosi di OCD (disturbo ossessivo compulsivo) e uno con disturbo bipolare. Questo gruppo è composto da 13 uomini (72%) e 5 donne (28%). La maggior parte del campione clinico è stabile, il che significa che i pazienti ricevono farmaci (antipsicotici e antidepressivi quale terapia aggiuntiva), ma sono in grado di gestire la vita quotidiana più o meno indipendentemente. Alcune persone vivono da soli, alcuni vivono in circostanze particolari (appartamenti supportati, residenze) e hanno visite regolari di professionisti come psicologi e assistenti sociali.

Il gruppo di controllo comprende 18 persone, 7 uomini (39%) e 11 donne (61%). Il campione di controllo è statisticamente confrontato con il campione clinico in relazione al sesso, età, assenza della malattia mentale e lo stato di occupazione.
La distribuzione per età del campione totale è di 31-61 anni. L’età media del gruppo clinico era 48 e la deviazione standard un valore di 10,67, mentre l’età media del gruppo di controllo era 43.72 e la deviazione standard di questo gruppo è 7,06.

E’ importante sapere che tutti hanno acconsentito volontariamente a collaborare nelle indagini: ai partecipanti sono stati spiegati gli obiettivi dello studio concedendogli il diritto all’anonimato per avere risposte più sincere.

Gli strumenti utilizzati per questa ricerca sono valutati nella versione Spagnola e sono: “Beck Depression Inventory”, “Scala di Autostima di Rosemberg”, “Scala di Soddisfazione di vita” e “Questionario di Soddisfazione del lavoro”. Le prove sono state somministrate, senza bisogno di ulteriori materiali (solo carta e penna) e richiedeva circa mezz’ora per completarle. Uno di noi è stato sempre presente durante l’esecuzione di test nel caso di dubbi, domande o spiegazioni.

Si ha la sensazione soggettiva che i partecipanti al sondaggio, nel caso specifico del campione clinico, hanno scelto senza pressioni ed erano interessati all’oggetto della ricerca.

Principali caratteristiche addizionali demografici ed anamnestici dei due gruppi sono presenti nella Tavola 2.

Strumenti

BECK DIPRESSION INVENTORY (BDI)

Il Beck Dipression Inventory, creato dal Dr. Aaron T. Beck, è un self-report di valutazione di 21-item che misura gli atteggiamenti e sintomi caratteristici della depressione sul modo in cui il soggetto/paziente si è sentito durante l’ultima settimana (Beck , et al., 1961)(7).

back depression inventory

SCALA DI AUTOSTIMA DI ROSENBERG (RSES)

La scala di autostima di Rosenberg, sviluppata dal sociologo Dr. Morris Rosenberg, è una scala di 10-item che misura l’autostima a livello globale attraverso indagini di sentimenti positivi e negativi su di sé, cinque affermazioni presentate in una forma positiva e cinque di forma negativa. Tutti gli item presentano una scala Likert a 4 punti, che vanno da “molto d’accordo” a “per niente d’accordo”(8).

SCALA DI SODDISFAZIONE CON LA VITA (SWLS)

La SWLS è una scala che presenta 5-item che misura a livello globale i giudizi cognitivi della soddisfazione con la vita di se stessi. Shin y Johnson (1978) definiscono la soddisfazione con la vita come “una valutazione globale della qualità di vita di una persona, secondo i propri criteri di ricerca”. E’ importante notare che la “prova” del grado di soddisfazione delle persone è legato alla loro situazione attuale.

Circa il test, i partecipanti indicano quanto siano d’accordo o in disaccordo con ciascuna delle cinque opzioni che utilizzano una scala Likert a 7 punti, da 7 (molto d’accordo) a 1 (per niente d’accordo).
(Diener, E., Emmons, RA, Larsen, RJ, y Griffin, S. (1985))(9).

QUESTIONARIO SODDISFAZIONE SUL LAVORO

L’indagine sulla soddisfazione del lavoro è un’indagine 8-item composta da domande chiuse, progettate per misurare un indice quantitativo specifico e generale di soddisfazione generale con il lavoro. Nel questionario vengono considerate dimensioni multiple, e il livello di soddisfazione dipende dal grado di soddisfazione con il lavoro effettivo, con lo stipendio, l’appartenenza al gruppo e lo stato e la partecipazione all’azienda.

Risultati

Sono stati utilizzati le versioni validate in Spagna, sia dei test sia dei questionari somministrati.

Nel Beck Dipression Inventory (BDI), il gruppo dei dipendenti della “Fondazione Trueta”, ossia il gruppo sperimentale, ha ottenuto una media di 8,83 punti, e il gruppo di controllo ha ottenuto quasi 1 punto in più a livello medio, ossia 9,72.

Nella scala di autostima di Rosenberg (RSES), il gruppo clinico ha ottenuto un punteggio medio di 28,83, invece il gruppo di controllo 31,66 punti, sempre in relazione al punteggio medio.

Nella scala di soddisfazione con la vita (SWLS), il gruppo sperimentale ha ottenuto un punteggio medio pari a 19,55, mentre il gruppo di controllo una media di 20,05 punti.

Nel questionario spagnolo di soddisfazione sul lavoro, i lavoratori della “Fondazione Trueta” hanno ottenuto una media di 15,94 punti, il gruppo di controllo 2 punti in meno, ossia una media di 13,83.

Ulteriori informazioni sui punti delle prove sono mostrati in Figura 1.

In generale, si può supporre che i due gruppi non hanno una differenza significativa nei punteggi dei test. Questo significa che le persone che lavorano nella “Fondazione Trueta”, sottoposti a terapia occupazionale (oltre ai farmaci) hanno una stabilità nella vita quotidiana e una buona qualità di vita (QOF). Da questi risultati, si può ipotizzare che la terapia occupazionale è una buona risorsa in quanto consente al malato mentale di sentirsi utile nella società odierna.

Qui alcuni con sue parole, dice:

“So che sono qui per aiutare la gente”
“Credo che ci siano differenze in Trueta. No risse, no urla…”
“Prima pensavo che tutto era negativo, sempre sono stato infelice, la vita era una merda. Ora, la vita è degna di essere vissuta, mi sento vivo”
“Il lavoro dà incentivi, ti motiva, ti muove…”
Terapia occupazionale tab1

É stato utilizzato un campione indipendente di t-test per confrontare i due gruppi. I risultati mostrano che l’unica differenza significativa tra i due gruppi è nei punteggi medi della scala di autostima Rosenberg (RSES). Ciò significa che il gruppo di controllo ha una maggiore e significativa autostima, la quale può essere interpretata dalla assenza di qualsiasi disturbo mentale nel gruppo di controllo.

Ulteriori informazioni sul punteggio della prova RSES sono presenti in Figura 2:

Terapia occupazionale tab2

Confrontando il sesso, raccolta delle prove ed età nel campione Trueta, i risultati mostrano che i dipendenti di sesso femminile della “Fondazione Trueta” hanno punteggi significativamente più alti nella scala di soddisfazione con la vita rispetto agli uomini, il che significa che le donne sono più soddisfatte del loro lavoro rispetto ai colleghi di lavoro. Ulteriori informazioni rispetto ai diversi punteggi raccolti nella scala di soddisfazione con la vita, sono mostrati nella Figura3:

Terapia occupazionale tab3

Discussione

Confrontando i due gruppi per il livello di depressione, la nostra ipotesi era che il punteggio medio del test “Beck Depression Inventory”, non era significativamente più alto tra i dipendenti della fondazione e il gruppo di controllo.

Diversi studi descrivono che caratteristiche come l’isolamento sociale, la disoccupazione, le precarie condizioni sanitarie, espone a un livello più elevato di depressione (Morgan, Waterreus, Jablensky, et al, 2010)(12) e il tasso di suicidi è 13 volte superiore tra gli schizofrenici rispetto alla popolazione generale (Saha, Chant, McGrath, 2007)(13).

Nella “Fondazione Trueta” (come in qualsiasi altro ambiente di lavoro regolare) è proibito bere alcolici o assumere droga.
Inoltre si raccomanda di evitarli anche durante il tempo libero, a causa dell’enorme quantità di farmaci assunti. Alcuni pazienti hanno anche problemi di dipendenza e per alcuni, l’abuso di droghe e alcol ha causato la malattia.

Crediamo che il sostegno sociale, un ambiente favorevole, l’occupazione e la sensazione soggettiva di essere utili indicano un livello più basso di depressione e un più alto livello di soddisfazione di vita tra i dipendenti della “Fondazione Dr. Trueta”.

Il gruppo clinico ha ottenuto quasi un punto in meno (8,83) nel BDI rispetto al gruppo di controllo (9,72), che non si considera come una differenza significativa. I risultati mostrano che esiste una differenza molto lieve tra i due gruppi, però entrambi i due gruppi si situano nella categoria “assenza di depressione” della scala del BDI.

Come è noto, la Catalogna è una delle regioni più ricche della Spagna, dove – nonostante la crisi economica mondiale – la qualità della vita è superiore alle altre regioni del paese, e altresì, l’essere impiegato e la capacità di lavoro permette le persone di sentirsi produttivi e utili, considerati come fattori protettivi contro la depressione (McDonnall, 2011) (14).

La seconda tesi era che non vi era una differenza significativa nel punteggio della scala di autostima tra i due gruppi. Essere malato di mente ed essere reietto della società può indicare una bassa autostima e le persone con malattie mentali spiegano i propri sentimenti/pensieri sulla mancanza di integrazione nella società moderna.

La fondazione è un luogo – come anche i pazienti affermano – dove non vi è alcun tipo di pressione su di essi e dove si può essere quello che realmente sono (non devono mostrarsi diversi da quello che sono) e non devono sentirsi anormali. Questo può essere spiegato attraverso uno studio, dove si analizzarono 418 soggetti schizofrenici, e si rilevò che l’equilibrio di ansia e depressione sono fattori che predicono l’autostima (positiva, negativa). Inoltre, situazioni di relazione sociale e familiare normali sono connesse con una autostima positiva (Sörgaard et al, 2002) (15).

La maggior parte dei pazienti della “Fondazione Trueta” hanno condizioni sociali e familiari soddisfacenti; questo dovrebbe condurre ad una non differenza significativa con il gruppo di controllo. Tuttavia, i nostri risultati mostrano una differenza significativa tra i due gruppi (t (34) = – 2.346, p <0,05) – i dipendenti della fondazione Trueta presentano un’autostima più bassa (28,83) del gruppo di controllo (31,66).

In uno studio precedente, nel quale si misurarono il riconoscimento affettivo e l’autostima, un gruppo di soggetti schizofrenici fu confrontato con un gruppo di controllo. I risultati mostrarono che il primo gruppo ottenne significativamente un punteggio più basso nella prova del riconoscimento, però non presentava un’autostima uniformemente più bassa rispetto al gruppo di controllo (Garfield, Strogoff y Steinberg, 1987) (16).

Nel nostro caso, il punteggio medio dei dipendenti della fondazione Trueta del RSES (nonostante la differenza significativa) pone il gruppo nella categoria di “autostima media” (il gruppo di controllo si trova nella categoria di “alta autostima”), il che si considera come un’autostima normale.

Per quanto riguarda la soddisfazione con la vita, si è supposto – grazie anche alla terapia occupazionale – che non ci sarebbe stato una differenza significativa nei punteggi del test.

In uno studio (Ferhava et al, 2013)(17) che analizzò la soddisfazione con la vita di 1224 soggetti schizofrenici, i ricercatori incontrarono che il 46% dei pazienti erano soddisfatti con la propria vita. Inoltre, le persone che valutarono di essere soddisfatti della propria vita presentavano meno sintomi positivi e depressivi. Il 76% del campione rimase in questo stadio dopo 6 mesi con miglioramenti nel funzionamento psicosociale.

In un’altra ricerca in Nigeria, i risultati mostrarono che nonostante le condizioni di vita, i soggetti schizofrenici presentano un alto grado di soddisfazione con la vita (Adewuya y Makanjuola, 2010) (18). Il nostro presupposto è valido, i risultati mostrano l’assenza di differenze significative nei punteggi. In realtà, entrambi i gruppi sono nel confine della categoria “poco soddisfatto” e “neutro”.

Come è noto, nel nostro campione la maggior parte delle persone (83%) sono diagnosticate con schizofrenia. In uno studio realizzato in Finlandia, dove si confrontarono soggetti con depressione grave, ansietà e schizofrenia, i ricercatori trovarono che i pazienti con schizofrenia presentano maggiore soddisfazione con la vita degli altri. Fattori come la capacità di problem solving e di aiuto sociale sono collegati in modo indipendente per la soddisfazione della vita di ogni gruppo esaminato (Honkanen et al, 1999) (19).

In Trueta, i lavoratori devono utilizzare la loro capacità di risolvere problemi (nonostante la monotonia delle mansioni)e altresì hanno un aiuto sociale e di attenzione da parte del terapeuta e degli altri. Inoltre è stata trovata una correlazione positiva (r = 0,478, p <0,05) tra l’autostima e la soddisfazione con la vita nel gruppo clinico.

Questo significa che nel gruppo sperimentale, i soggetti che presentano un’alta autostima hanno anche un’alta soddisfazione con la propria vita rispetto a coloro che presentano una bassa autostima. Questo risultato non è una sorpresa, considerando il fatto che l’autostima e la soddisfazione di vita sono dimensioni legate a sentimenti positivi (Diener, 1984; Diener y Diener, 1995; Yetim, 2002) (20). Un alto livello di autostima presuppone che l’individuo si trova in uno stato positivo con una valutazione del sé (Vara, 1999; Diener, et al, 1985; Diener, 2000) (21).

Per ultimo, si presuppose che non c’era una differenza significativa nella soddisfazione del lavoro tra i due gruppi. Nonostante il punteggio del gruppo sperimentale (15,94), leggermente più alto rispetto al punteggio ottenuto dal gruppo di controllo (13,83), i due gruppi si posizionano nella categoria “abbastanza soddisfatto”.

Ringraziamenti

Vorremmo ringraziare ed esprimere la nostra gratitudine alla nostra tutor e attuale terapeuta occupazionale, Núria Salvans, che ci ha sempre aiutato e ci ha sostenuto. Ringraziamo anche tutti coloro che hanno partecipato a questa ricerca. Senza di loro nulla sarebbe stato possibile.

Note

*“Fundació Humanitària pel 3r i 4rt món Dr. Trueta” Vic – Catalogna – Spagna. Contatto email: peter.kaman@yahoo.com

Bibliografia

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Autori: Peter Kaman, Nicola Pellegrino

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